Codice della Crisi e crisi pandemica

Il Presidente del Consiglio Mario Draghi ha indicato la riforma della disciplina dell’insolvenza fra le priorità del Governo cui destinare le risorse del Recovery Fund.

La Banca d’Italia ha recentemente lanciato l’allarme sul possibile aumento del numero e della durata delle procedure concorsuali nei prossimi mesi.

Dai dati elaborati dal Ministero della Giustizia e dall’Autorità Bancaria Europea (EBA) emerge che in Italia i fallimenti(a) hanno una durata media molto lunga e (b) consento ai creditori di veder soddisfatta una bassa percentuale dei propri crediti.

a) Nel 2019, anno in cui sono stati dichiarati 11mila fallimenti, nei tribunali dei capoluoghi dei 26 distretti di Corte d’Appello del nostro Paese la durata media delle procedure è andata dai quasi 5 anni (1.763 giorni) del Tribunale di Trento ai 17 anni (6.205 giorni) del Tribunale Messina. In particolare, il tempo medio per il recupero dei crediti da parte delle PMI, che spesso avviene durante la procedura, in Italia è di oltre 6 anni, contro i quasi 5 anni della Francia e i 2 anni di Germania e Olanda.

b) Per giunta, in Italia le somme recuperate dai creditori concorsuali sono spesso molto esigue.

Nel nostro Paese, infatti, la percentuale di crediti recuperati dalle aziende di credito è del 17-19%, contro il35% della Francia, il 40% della media UE, il 60% della Spagna e il 72% della Germania.

Nel 2020, come rilevato da Cerved, le nuove procedure sono calate di un terzo, ma secondo la Banca d’Italia ciò sarebbe dovuto al blocco dei fallimenti (da marzo a giugno dello scorso anno), al rallentamento dell’attività dei tribunali e alle misure di sostegno economico che avrebbero tenuto in vita alcune imprese già in crisi prima della pandemia.Ciononostante, a fronte di una media europea di 3 anni, la durata media dei fallimenti nel nostro Paese è rimasta di oltre 7 anni.

Secondo gli esperti di Bankitalia, le crisi “congelate” nel 2020 potrebbero esplodere nel 2021.

L’aumento dei fallimenti rischia di “intasare” ulteriormente gli uffici giudiziari, con ricadute negative sul sistema economico, la stabilità finanziaria e la capacità di attrarre investimenti del nostro Paese.

È quindi necessario pensare a misure urgenti per ridurre la durata delle procedure concorsuali contemporaneamente aumentandone l’efficienza.

Per fronteggiare i tempi lunghi e i recuperi bassi, la riforma contenuta nel c.d. Codice della Crisi si affida principalmente all’emersione anticipata della crisi mediante i c.d. sistemi d’allerta: in caso di crisi non risolvibile,l’impresa verrebbe subito avviata alla liquidazione giudiziale (nuovo nomen iuris del fallimento).

Questo meccanismo, pensato prima della pandemia, attualmente rischierebbe di far scattare un numero eccessivo di allerte, con conseguenze opposte a quelle sperate.

L’entrata in vigore del Codice della Crisi è slittata dal 15 agosto 2020 al 1° settembre 2021, salvo che per alcune parti già operative, quali, in particolare, la transazione fiscale e il sovraindebitamento.

Nel decreto legge “Sostegni” (d.l. 22 marzo 2021, n. 41), inoltre, è stato previsto lo slittamento dell’allerta da parte dell’Agenzia delle Entrate, consistente nella segnalazione di irregolarità del debitore nell’adempimento degli obblighi tributari, in particolare relativi all’IVA. Per effetto dello slittamento, i primi inadempimenti che potranno essere oggetto di segnalazione da parte dell’amministrazione finanziaria saranno relativi al periodo gennaio-marzo del 2023, la cui liquidazione IVA scade al 16 maggio del medesimo anno.

Lo slittamento, per ora, non riguarda gli altri due canali di allerta, quello affidato all’INPS per le irregolarità del debitore nell’adempimento degli obblighi previdenziali, e quello di competenza degli organi di controllo interno alle imprese per i più significativi indizi della crisi.È stato condivisibilmente osservato che far slittare la sola allerta dell’Agenzia delle Entrate, facendo invece diventare operativi a settembre 2021 gli altri due canali di allerta, non sarebbe razionale e rischierebbe di non essere risolutivo.